Dall’oratorio di San Rocco ad altri luoghi della città. 3/4

 

Un pittore per Santa Sofia e il depentore anonimo.

Entro il 1528 lo spazio del piccolo coro doveva contenere ben quattro riquadri ad affresco: due certi del Tessari e uno solo di Stefano, che sin dall’inizio del medesimo anno era impegnato nella decorazione della cappella di San Tommaso Albignasego di proprietà della famiglia Obizzi.

 

Stefano Dall Arzere, Incredulita di san Tommaso

Stefano Dall’Arzere, Incredulità di san Tommaso, Cappella della chiesa di San Tommaso Albignasego, Padova.

 

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Dall’oratorio di San Rocco ad altri luoghi della città. 2/4

 

Stefano Dall’Arzere

 

Stefano Dall Arzere Compianto di san Rocco

Stefano Dall’Arzere, Compianto di san Rocco (1527), oratorio di San Rocco, Padova.

 

Nell’oratorio di San Rocco, contemporaneamente al Tessari, lavorava il giovane Stefano Dall’Arzere impegnato sul muro sinistro a fianco dell’altare con l’affresco il Compianto di san Rocco.

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L’oratorio di San Rocco – affreschi e agiografia – 1/1

 

Le quattordici scene della vita di san Rocco a confronto con l’agiografia  

 

Tra le agiografie che narrano del santo pellegrino, la più conosciuta e probabilmente la più antica è quella del giurista e umanista Francesco Diedo, insignito del governatorato di Brescia e morto podestà a Verona nel 1484. Il capitano scrisse l’agiografia a Salò, mentre cercava riparo dall’infuriare della peste o di una non meglio identificata malattia epidermica che opprimeva la regione. Scritta in lingua latina e tradotta in italiano col titolo di Vita sancti Rocho venne edita a Milano dopo il I giugno 1479 dall’editore Simon Magniacus,[1]in entrambe le lingue.[2]

 

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L’oratorio di San Rocco – storia e architettura – 3/3

 

Un po’ di storia 

L’oratorio di San Rocco, costruito in diversi momenti, subì un accurato restauro nelle varie sue parti, specie nei muri più antichi, detti “a casella”[1]-cioè formati da due pareti parallele di centimetri 15 di spessore riempite di circa di centimetri 20 di brecciame vario legato con malta magra. Nella parete est, si formarono dei vuoti interni dovuti alla corrosione di questa malta, causati dagli insetti e vari animaletti che lì avevano allestito le proprie tane e il cui lavoro secolare aveva progressivamente deteriorato e ridotto in polvere lo spessore interno del muro, minacciando la parete esterna.

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