Le finalità di un musero: uno sguardo agli Eremitani

Le finalità di un museo: uno sguardo agli Eremitani  (parte 2)

Negli ultimi decenni, infatti, i musei si sono potenziati promuovendo laboratori, azioni teatrali (o drammatizzazioni), coinvolgendo i giovani in dialoghi e in attente osservazioni dell’opera dopo la lettura o l’ascolto di una “novella” o di una favola; basti pensare ai programmi che ci sono in molti musei, tra questi: le Pinacoteche di Brera, Mantova, Firenze, Bologna, Imola e Modena, del MUVE di Venezia, della stessa offerta formativa dei Musei Civici di Padova. In quest’ultimo istituto si è sviluppato sin dall’inizio del nostro secolo un progetto intitolato Impara il Museo. Tale progetto, memore delle prime sperimentazioni già innescate negli ultimi due decenni dello scorso secolo, ha proposto alle scuole di diverso ordine e grado itinerari scelti all’interno del museo[1], comprendenti il territorio.

I percorsi poi sono stati avvalorati dai laboratori, dove i ragazzi sono orientati alla conoscenza pratica delle tecniche pittoriche (i temi sono i seguenti: costruiamo i colori; la pittura a tempera su tavola; la tecnica dell’affresco[2]) e, in fine, da “fascicoli didattici”[3] che correlano i percorsi e sono utili strumenti ad alunni e insegnanti. In particolare ai docenti sono indirizzate offerte formative: si tratta d’incontri propedeutici in cui vengono “presentati i contenuti tematici e le potenzialità didattiche delle collezioni”[4]. In tali riunioni è evidenziata l’importanza di come sia essenziale preparare gli studenti prima della visita al museo, senza colmarli di nozioni che ne indebolirebbero l’interesse, la curiosità e la creatività; di come sia inopportuno condurli in assenza di un’adeguata preparazione, con il rischio che non colgano a pieno l’importanza della struttura museale e il senso delle opere, che risulterebbero ai loro occhi un’accozzaglia di immagini, molte delle quali prive di significato. Oltretutto è opportuno che l’incontro con le opere e i luoghi sia “inserito in un preciso momento del programma scolastico ossia all’interno di un processo cognito già in atto”[5], o perlomeno ricalchi un programma scolastico pianificato [6].

[1] Nel 1995 la collaborazione tra il museo e l’Ufficio Programmazione Culturale e Didattica ha sviluppato un piano di studio indirizzato alle scolaresche. Successivamente la formazione del Settore Attività culturali, all’interno del quale l’ufficio è stato collocato, ha consolidato la buona pratica educativa. Gli itinerari proposti sono i seguenti: Il museo come istituzione: cosa si nasconde dietro le sale; Da Giotto al Tardogotico. Dipinti del Museo d’Arte dal Trecento alla prima metà del Quattrocento; Da Bellini a Tintoretto. Dipinti del Museo d’Arte dalla metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento; Angeli, Madonne e Santi nella pittura dal Trecento al Cinquecento: evoluzione della forma, riconoscimento e interpretazione delle immagini sacre nei dipinti del Museo d’Arte; Il ritratto nei dipinti del museo: l’inserimento della figura nello spazio, ritratto singolo ritratto di gruppo; Il Seicento e Settecento (il ritratto; la pittura di genere; il paesaggio; la natura morta). E altri progetti sono in nascere (Pellegrini F., 1999, pp. 105-106).

[2] Pellegrini F., 1999, p. 106.

[3]Ibidem.

[4] Cisotto Mason M., 2002, p. 69.

 

Effettivamente l’operatore o accompagnatore che orienta i ragazzi non si limita a elargire informazioni sull’opera, bensì ha il compito di coinvolgerli attivamente di modo che gli studenti siano indotti a conclusioni indipendenti, elaborando propri concetti sulle caratteristiche fondamentali del manufatto esaminato. È così che l’opera d’arte “parlante”, contestualizzata in un preciso periodo storico, partecipa alla formazione intellettuale degli studenti e alla loro educazione permanente. Tuttavia, se questi ultimi sembrano itinerari adeguati alle scuole secondarie non mancano progetti per i più piccoli, compreso l’ultimo anno della scuola dell’infanzia sino la scuola primaria [7]. I percorsi sono suddivisi in sezioni con attività di laboratorio corrispondenti. Anche questi spaziano dall’archeologia alla numismatica, dall’arte medioevale alla moderna, e così per i ragazzi più grandi anche i più piccoli sono invitati a scoprire itinerari in città (Palazzo Zuckermann come corollario del complesso dei Musei Civici, il Battistero del Duomo e l’oratorio di San Giorgio, l’Odeon e loggia Cornaro, il Palazzo della Ragione) e nel territorio (casa del Petrarca ad Arquà Petrarca). Non manca una sezione dedicata all’arte contemporanea con riferimento il Museo d’Arte del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, sito al piano nobile del caffè Pedrocchi. Sono annoverate inoltre altre proposte educative per la scuola [8].

[5] Ibidem.

[6] Per i bambini della primaria la “gita” al museo potrebbe riguardare il modo in cui gli antichi rappresentavano il paesaggio o i diversi modi di ritrarre una persona. Questi percorsi, che già esistono, nella fase laboratoriale di un lavoro di gruppo potrebbe rivolgersi alla quotidianità della propria cittadina.

[7] http://padovacultura.padovanet.it/sites/default/files/documenti-eventi/im_primarie_per_webfebb2020.pdf

[8] http://padovacultura.padovanet.it/sites/default/files/documenti-eventi/im_secondarie_01_2019-20_def02.pdf    

Le ulteriori proposte comprendono l’area archeologica del Palazzo della Ragione, il Museo del Precinema a Prato della Valle, il Museo di Storia della Fisica dell’Università di Padova, il MUSME, il Planetario di Padova, Torre dell’Orologio, la Reggia Carrarese, la Scuola della Carità e l’oratorio di Santa Margherita.

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