Musei Civici di Padova

 

Nascita del complesso dei Musei Civici agli Eremitani  (parte 1 )

 I musei pubblici nascono dalle collezioni di principi ed ecclesiastici, che mettevano a disposizione della società le loro raccolte. Il primo museo pubblico in Italia fu il Museo Capitolino, costituito nel 1471, quando papa Sisto IV decise di donare statue bronzee, giacenti dal Medioevo nel Palazzo Laterano, al popolo di Roma costituendo appunto il nucleo di ciò che sono i Musei Capitolini[1]. Tuttavia è solo nel Settecento su influsso del pensiero illuministico che si considerò l’importanza delle collezioni museali, quali luoghi di raccolta e salvaguardia delle opere d’arte, identificate come patrimonio pubblico pertanto inalienabili. I musei divennero sedi di trasmissione del sapere, essenziale per il progresso degli individui che formati dalla conoscenza trovavano modelli nel passato per diventare cittadini migliori. Nascono in questo modo le biblioteche e i musei pubblici[2] di diversa natura (scientifica[3], storico-artistica, botanica).   I primi musei inaugurati in Italia furono: i Musei Capitolini (1734), la Galleria degli Uffizi (1737) trasformata in patrimonio pubblico da Anna Maria Ludovica De’Medici: circa cinquant’anni dopo Pietro Leopoldo le aprì al pubblico. Il Museo delle Antichità di villa Albani (1758)[4], il Museo Pio Clementino (1771), la cui fondazione risale alla decisione di due papi, Clemente Ganganelli XIV (1769-1774) e Pio Braschi VI (1775-1799)[5]. In questi due ultimi istituti gli spazi espositivi furono aperti al pubblico senza distinzione di classe solo nel 1792. Con la formazione del Regno d’Italia ad opera di Napoleone Buonaparte (1769-1815) nacquero un nuovo tipo di musei, i musei civici[6] che si costituirono grazie alle opere sottratte per lo più agli enti ecclesiastici.

 

[1] Si trattava della Lupa che venne collocata sulla facciata del Palazzo dei Conservatori; la testa bronzea di Costantino con la mano e la palla Sansonis, poste nel portico dello stesso palazzo; lo Spinario e il Camillo(E. Blanca Di Glola). http://www.museicapitolini.org/it/didattica/didattica_per_tutti/la_nascita_delle_collezioni_capitoline_la_lupa_i_grandi_bronzi_e_altri_capolavori

[2] Bologna e Basilea aprirono per prime biblioteche pubbliche; Pietro il Grande inaugurò a San Pietroburgo un gabinetto perché “il popolo veda e si istruisca”. Nel 1683 venne aperto l’Ashmolean Museum, il primo museo scientifico; nel 1754 il British Museum, anche se l’ingresso libero a tutti venne introdotto solo nel 1810; il Louvre nel 1793; il Palazzo del Belvedere a Vienna allestito tra il 1796 e il 1798, e molti altri (Cataldo L., Paraventi  M., 2011, pp. 17-18.

[3] Il primo museo scientifico in Italia fu il Museo della Specola aperto al pubblico nel 1775 (Cataldo L., Paraventi M., 2011. P. 20).

[4] Il cardinale Alessandro Albani fece erigere lungo la via Salaria, nel 1746, una villa con funzione di museo progettata da Carlo Marchionni, mentre principale allestitore della raccolta fu Winckelmann, che nel 1758 ne divenne il curatore.

[5] Cataldo L., Paraventi M., 2011, p. 21.

[6] https://archivio.pubblica.istruzione.it/didattica_musealenew/storia4.shtml

Musei Civici, Padova

Con il Decreto di Milano dell’8 giugno 1805, in seguito esteso anche al Veneto (14 marzo 1806), Napoleone decretò la riduzione del numero delle parrocchie, mentre la successiva disposizione del 25 aprile del 1810[7] portò all’abolizione delle compagnie, congregazioni, comunìe ed associazioni di qualunque natura[8]. Di conseguenza molte chiese, conventi e monasteri furono abbandonati, convertiti ad altro uso, oppure demoliti (tale fu la sorte di complessi monumentali quali Sant’Agostino, della Misericordia e di San Benedetto Novello[9]).

[7] http://www.lombardiabeniculturali.it/leggi/schede/300790/

[8] Ibidem.

[9]  Pupi L., 1973, p. 129.

 

I beni confiscati dalle autorità furono messi all’incanto e in parte collocati in giacenza nei depositi comunali. Proprio tale sorta di deposito costituì a Padova il primo nucleo di quello che allora era chiamato Archivio Civico Antico, e dal 1859 Museo Civico, comprendente una biblioteca, il cosiddetto vecchio Archivio (dal 1948 di competenza dello Stato), varie raccolte di dipinti, maioliche, monete, ecc.[10]

Il patrimonio comunale era allora amministrato da Andrea Gloria (1821-1911), paleografo e storico, professore dell’Ateneo patavino. Egli si dedicava al Museo Lapidario che sin dal 1825 occupava le logge del Salone nel Palazzo della Ragione. In Italia, infatti, a differenza che nel resto d’Europa, non si costruirono strutture architettoniche ex novo per esporre le collezioni. Erano utilizzati, come sedi museali, edifici antichi sorti per altre funzioni che secondo le necessità venivano adattati a sedi espositive.

[10] Ibidem.

 

 

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