Venezia: il Museo di Palazzo Mocenigo 2/6.

 

Museo di Ca’ Mocenigo in Venezia.

 

Nel 1954, il Conte Nicolò Alvise Mocenigo, ultimo discendente della stirpe di Sant’Eustachio, cedette il palazzo al Comune di Venezia perché lo trasformasse in una galleria d’arte complemento della Galleria Correr, con tutto il mobilio, compresi i quadri, i ritratti di famiglia e l’archivio che verrà consegnato al Museo Correr. [1]   Oggi il Museo di Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo occupa lo spazio principale dell’androne e del primo piano nobile con gli ammezzati, mentre rimane proprietà privata il secondo piano nobile tramutato in ambienti abitativi è dunque inaccessibile ai visitatori. Nel pòrtego, le ampie vetrate sono state ridimensionate in ampiezza agli inizi del secolo XX, [2]   sotto il soffitto, a travatura lignea, si snodano i ritratti dei personaggi illustri della famiglia fregio realizzato sul modello di quello della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale. [3]  E’ un espediente per mettere in evidenza il legame tra il Palazzo Ducale sede dell’Oligarchia veneziana, centro del potere, e la famiglia di antica nobiltà quale era quella dei Mocenigo.

 

Portico di Palazzo Mocenigo, Venezia.

 

Solo le casate d’antico lignaggio potevano scegliere accuratamente una decorazione che rinviasse a tale antico sodalizio [4]  (uno dei molti esempi è Palazzo Pesaro sul Canal Grande). Ma anche la famiglia dei Mocenigo ha avuto i suoi “splendori”, ricordando quanto avevano testimoniato prima Ridolfi (1648), e poi il Boschini (1660). [5]    Fra i membri nel fregio di ritratti del portico, di Ca’ a San Stae, si possono ricordare: Lazzaro Mocenigo, vincitore della flotta turca e morto nel 1617 prima di sferrare l’attacco allo stretto dei Dardanelli per poi proseguire verso Costantinopoli; Alvise I (1570-1577) che sconfisse l’armata Ottomana a Lepanto; Alvise II (1700-1709) per le sue arti diplomatiche che evitarono alla Serenissima d’essere coinvolta nella guerra tra Spagna ed Austria.  I procuratori e gli ammiragli come Alvise Leonardo Mocenigo (1583-1654), [6]  insomma, una stirpe che portò gran lustro alla Repubblica di Venezia. E che potava vantare di aver accolto tra le mura di palazzo importanti personaggi dell’epoca.

Sulle pareti quattro ritratti celebrativi, uno raffigura il procuratore Alvise Mocenigo, mentre i rimanenti presentano: il ritratto di re Luigi XIV (?), autore d’ambito francese, del 1670 ca.; il ritratto di re Carlo II Stuart (1651 ca.), maniera di Peter Lely; il ritratto dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo (1658 ca.), autore d’ambito fiammingo; il ritratto di papa Clemente X (1670 ca.), maniera di Diego Velasquez. [7]

Particolare di una maniglia di Palazzo Mocenigo, Venezia.

Dal pòrtego si passa ad altri spazi che accolgono le diverse sezioni del museo e alle così dette sale di rappresentanza. In quattro di queste si scoprono gli affreschi realizzati nel corso del 1787, per la celebrazione delle nozze di Alvise detto Primo (figlio di Alvise Primo Kavalier -nipote del doge Alvise IV, in carica dal 1763 al 1778- e di Francesca Grimani) con Laura Corner (che portava in dote la “commenda” di Treviso). [8]  Ma, lo scopo principale di questa necessità di rinnovo interno del palazzo era dovuta ad un’esigenza di formalizzare, a modello qualificante, le glorie di famiglia.   Anche se non ci sono testimonianze scritte, non si può del tutto escludere la possibilità che Alvise primo Kavalier, padre dello sposo, abbia in qualche modo influenzato le scelte iconografiche per la realizzazione degli affreschi. [9] 

Per tale impresa vennero ingaggiati pittori della generazione rococò, quali: Jacopo Guarana, Giovanni Scajaro e Giambattista Canal e i quadraturisti Agostino Mengozzi Colonna e Giovan Antonio Zanetti. Artisti che, ognuno in proprio modo, riflettevano l’influenza di due linguaggi se pur affini, diversi, perché entrambi portatori di originalità creativa, individuale, ossia quelle di Sebastiano Ricci (1659-1734) e di Giambattista Tiepolo (11696-1770).

Questa nuova generazione di pittori, che portavano sulle spalle l’arte che aveva glorificato Venezia nelle corti di tutta Europa, ora s’inchinavano alle tinte levigate di fin de siècle, dove le delicatezze del rococò convivevano con lo stile neoclassico già sviluppato e accolto nel seno dell’Accademia di Venezia, anche se, nel 1782, ne divenne presidente Giandomenico Tiepolo. Voce ancora autonoma e fermamente indipendente che guardava la realtà del quotidiano come effettivamente appariva e con i suoi pennelli e i suoi disegni si divertiva, quale cosciente profeta, a beffeggiarla, poiché ne aveva odorato il declino.

Stemma di Palazzo Mocenigo, particolare del pavimento.

 

[1] Pietro Zampetti, Il Palazzo Mocenigo a San Stae donato alla città di Venezia, in “Arte Veneta”, Venezia, 1954, p. 330.

[2] Stefania Maronato, Palazzo Mocenigo a San Stae, Centro di storia del tessuto e del costume (Opg. 391), Stamperia di Venezia 88-84.

[3] S. Mason, 2009, p. 174: nel 1615 Vincenzo Scamozzi per commentare, nei palazzi patrizi, lo svilupparsi di una decorazione simile a Palazzo Ducale, menziona come casi esemplari i Contarini da Zaffo e i Mocenigo di San Stae.

[4] A. Mariuz, G. Pavanello, 1988, p. 588-589.

[5] S. Mason, 2009, p. 177; la famiglia dei Mocenigo possedevano quadri di Giorgione, di Tintoretto, di Andrea Schiavone, del Veronese. In particolare si può poi ricordare, in casa Mocenigo di San Samuele, di Sebastiano Ricci, Gli dei dell’Olimpo, oggi a Berlino, Staatliche Museen; e ancora A. Zanchi, A, Molinari, A. Celesti, senza dimenticare le statue, gli arazzi i “quadri di carta, battaglie, … [paesaggi]” (S. Moson, 2009, p. 178).

[6] Marcello Brusegan, I palazzi di Venezia, Newton Compton editori, Roma, 2007, p. 248.

[7] Informazioni tratte dalle schede presenti nel Museo.

[8] I. Chiappini Di Sorio, 1981, p. 75. Di questo evento abbiamo, tra le raccolte nuziali, i componimenti poetici costuditi nella Biblioteca Nazionale Marciana: Poesie per le faustissime nozze dell’Eccellenze Loro il Nobil Uomo Alvise.P.mo. Mocenigo e la Nobil Donna Laura Cornaro. In Venezia s.e., 1787. Nel Frontespizio la cornice decorativa e la vignetta esprimono uno stile più sobrio rispetto alle delicate ed esuberanti linee rocailles, uno stile molto più vicino al neoclassicismo (A. Pettoello, 2005, p. 174, cat. 208, ill. 224; da confrontare con la raccolta di poesie per le prime nozze di Alvise Mocenigo con Polissena Contarini, avvenuto nel 1771: cat. 181, p. 160, ill. 141-144).

[9] Ibidem. S. Mason, 2009, pp. 174-175; pp. 176-177: c’erano anche dei dipinti ad ornare le pareti a modo di fregi oltre che i ritratti. Oggi si possono ammirare le opere che non sono state vendute. In casa Mocenigo di San Samuele era custodita la “Madonna con il Bambino adorata dal doge Alvise Mocenigo, dalla dogaressa Loredana Marcello e da altri membri della famiglia di Jacopo Tintoretto, odiernamente ospitata alla Notional Gallery of Art di Washington.”

Particolare dei custumi d’epoca di Palazzo Mocenigo, Venezia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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