I risultati del funzionalismo in pittura e scultura.

L’epoca del funzionalismo.

Sviluppo in pittura e scultura.

Dopo l’Espressionismo l’arte non è più una rappresentazione del mondo, ma un’azione che si compie.                                                   (G. C. Argan)

L’arte diventa un oggetto che ha una sua espressione funzionale, un suo significato d’essere, di esistere perché è arte e si distingue dalle macchine dell’industria poiché essa è creatività concettuale allo stato primario.

 

Villon, Rider in the ring (1952) Art Days Paris.

Nell’epoca del funzionalismo dove tutto è classificato in chiave utilitaristica al sociale, molte correnti artistiche si sviluppano per dare vita ad un’arte conosciuta, amata dal pubblico, dalla collettività, dunque è un’arte interna al sociale perché si dichiara progressista. Gli artisti col il loro operato vogliono far parte della storia, dello sviluppo in atto, del mutamento del mondo culturale e politico. La loro politica è la democrazia, ma quando si accorgono che la classe dirigente favorisce il distacco tra la borghesia imprenditoriale e la classe dei lavoratori, la posizione degli artisti cambia direzione, ecco la ribellione e l’arte diviene strumento pubblico di emancipazione sociale. E nei paesi in cui il regime si farà totalitario allora l’arte diventa simbolo di libertà.

Ma come può l’arte diventare espressione di libertà?

 

Archipenko, Camminando (1912), Galleria Nazionale dell’Arte Moderna, Roma.

 

L’industria con la sua produzione ha promosso un lavoro non libero, quindi non creativo perché meccanicamente reiterato, con esso si annulla l’esperienza della realtà, anzi si aliena la capacità di iterazione tra l’individuo e il mondo esterno, quello che Marx ha definito alienazione della coscienza si era ora trasformato in un allontanamento dal quotidiano della vita. Gli operai erano diventati ingranaggi della nuova tecnica progressista.  L’artista di contro tende a creare nuovamente, ha dare al suo lavoro una nuova esecuzione, con lo scopo di colpire gli uomini nel mondo. Gli artisti diventano i custodi del lavoro artigianale che si fa creativo e concettuale, non più capibile ai più, ma trasformatore di animi poiché ha caratteri diversificati quante sono le idee o i concetti che vuole ora esprimere. Nascono le avanguardie. L’artista è il nuovo operaio, valorizza con il suo fare e soprattutto con la sua conoscenza della realtà il corpo sociale che sembra avere perso la cognizione della libertà individuale e creativa, la dignità personale e collettiva, le passioni della vita e il rispetto degli uomini.

 

Lipchitz, La Danzatrice (1913-1914), Musée d’Art Moderne, Parigi.

 

Gauguin al mondo sociale, ordinato e alienato, aveva preferito fuggire nei paradisi di una civiltà primitiva libera da pregiudizi e da giustificazioni razionali. I Fauves avevano rinnegato l’esistenza contemporanea per recuperarne l’essenza originaria e vitale.

L’artefice che veste l’abito del funzionalismo invece riveste la realtà conosciuta dandole un nuovo valore e significato. Non fugge verso altri mondi, ma resta a combattere per vincere, irritando, punzecchiando, pizzicando ciò che si è fatto logica collettiva.

Oscar Schlemmer, immagine tratta da il Balletto dei Bastoni (1927).

 

 

Luc Petton,  immagine tratta da una rivisitazione de La Danza dei Bastoni, Oriente e Occidente, Rovereto, Auditorio Fausto Melotti, 2005.

L’arte indebitamente definita “cosa” per essere funzionale doveva inserirsi nel contesto sociale legittimo del sociale. L’opera è rivestita di funzionalità, metafora di una creazione concettualmente metamorfica del divenire, l’arte si fa funzione nel mondo funzionale. Assume un suo algoritmo per essere comprensibile, o quanto meno accettata perché appare logica. L’opera d’arte non ha più un valore in sé, ma acquista il merito di avere la capacità di rivisitare la realtà, il dato conosciuto per riproporlo come rinnovata esperienza del conosciuto. Essa evidenzia un processo creativo esemplare, un modello che esprime una nuova conoscenza della realtà, quindi rinnova, rivisita ciò che già si conosce.

 

L’arte sopravvive perché si trasforma in oggetto funzionale. E qual è la funzione dell’arte, se non rendersi nel concettuale creatività degli individui. Ma in seguito questa sua funzionalità si esprimerà in diverse forme (polemica, subconscio, pensiero primordiale, disagio, pedagogica, strumentalizzazione dell’economia contemporanea, derisione di ciò che il mondo esprime, riciclaggio di ciò che il sociale esclude, conoscenza attraverso la scienza [J. Pollock e l’universo in 3D -foto NASA])

E anche se l’immagine sarà commercializzata, la funzione rimane nel prototipo come esempio assoluto di “estetica” contemporanea.

Allora, se l’arte, anzi l’opera d’arte non può relegarsi alla produzione industriale -anzi la soggiogherà presto, come vittoriosa conquistatrice del non capibile e comprensibile-, le possibilità di sopravvivenza che le rimangono sono due o, in quanto operazione creativa, perseguiterà lo scopo di mutare le condizioni del lavoro seriale dell’industria, ecco i designers del “bello”, oppure si stacca completamente dal lavoro industriale per proporsi come una nuova energia creativa, che ridimensiona il comprensibile per potervi ragionare sopra. I movimenti d’avanguardia che nacquero in questo periodo si dissociano per scelte compositive e didattiche, ma non mancherà mai tra loro una mutua e cosciente interazione. E tutti minarono le colonne portanti del pensiero intellettuale sviluppando una crisi insanabile e aprendo la porta ai concetti speculativi delle scienze moderne (meccanica, prospettiva, medicina, psicanalisi, astronomia, letteratura, …), la realtà non veniva semplicemente capovolta, ma ridimensionata, usata, studiata, compresa e spiegata.

 

Picasso, bozzetto scenografico per il balletto russo di Pulcinella di I. Strawinsky (1920), a Napoli.

 

Le correnti che sia adoperarono per migliorare il lavoro dell’industria attraverso la progettazione sono i “movimenti a carattere costruttivista: Cubismo, Blaue Reiter, Suprematismo  e Costruttivismo russi, De Stijl. Il loro sviluppo è parallelo a quello del razionalismo e funzionalismo architettonico”[1] Paralleli, invece, alla soluzione dell’impossibilità di conciliare l’arte con la meccanica seriale del razionalismo e positivismo scientifico contemporaneo sono stati  movimenti quali: la Metafisica, il Dadaismo, il Surrealismo. Ma anche queste ben presto saranno ingoiate e poi rigurgitare in nuove soluzioni artistico-formali prima dalle rivisitazioni delle Avanguardie storiche, poi dalle post-avanguardie e in seguito dalle nuove soluzioni a noi contemporanee, dove persino l’effimero viene usato quale strumento per l’arte e d’arte (le stampe di Sugimoto ospitate a Benesse House Museum, Naoshima).

 

Sugimoto, stampa.

 

 

 

P. Picasso, studio di bozzetto scenografico per il balletto russo di Pulcinella di I. Strawinsky (1920), a Napoli.

 

 

 

Bibliografia: G. C. Argan, L’arte moderna, Sansoni, Firenze 1989.

[1]  G.C. Argan, 1989, p. 281.

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