Il razionalismo costruttivo.

Il razionalismo costruttivo.

La Russia tra il 1928 e i primi anni trenta.

 

Nonostante che i fermenti dell’avanguardie si siano manifestati in Russia sin dall’inizio del Novecento per mezzo del teatro e delle arti figurative (Raggismo, Suprematismo), i capovolgimenti politici e le difficoltà sociali ed economiche che in quegli anni  scaturirono hanno impedito lo sviluppo di piani urbanistici concreti. Solamente dopo il 1920 si cominciò a delineare una linea di progresso costruttivo che coinvolse le arti plastiche. La nuova Russia nata dalla Rivoluzione d’ottobre è ancora un paese povero, basato su un’economia agricola, manca la grande industria capace di reggere le attività costruttive, manca una scuola dove formare i nuovi architetti-urbanisti.

La nuova corrente del Costruttivismo traccia e identifica la qualità inventiva dei nuovi produttori d’architettura. I modelli proposti da questa nascente avanguardia sono dati da Kazimir Malevič (1879-1935), padre del Suprematismo, Tatlin (1885-1953), lo scultore Anton Pevsner (1886-1962), e suo fratello Naum Gabo (1870-1977), scultore, pittore e scenografo russo. Per questi teorici e artisti una potente forma di diffusione e educazione della massa del popolo è il teatro con le sue coreografie, scenografie e regie permette di diffondere i nuovi ideali del pensiero socialista.

Gabo,  Heard of a Woman (1917-1920), the Museum of Modern Art Manattan.

 

Balletto, La Chatte, 30 aprile 1927, scene e costumi di N. Gabo e A. Pevsner. Teatro di Montecarlo.

Si guarda allo spirito socialista dell’Europa occidentale. Le tecniche moderne dell’industria sono alla base delle nuove soluzioni architettoniche così come dovevano divenire esplicite rappresentazioni della nuova arte, come espressione del progresso sociale.

Balletto russo, La Chatte, 19 aprile 2009, scene e costumi di N. Gabo e A. Pevsner. Teatro dell’Opera di Roma.

Il dinamismo insito nelle costruzioni di E. Mendelsohn (1887-1953), il quale costruisce una grande fabbrica, uno stabilimento tessile (1925) a Leningrado (oggi San Pietroburgo), e di Le Corbusier (1887-1965) con il suo progetto per la sede dell’Unione delle Cooperative a Mosca (1929), diviene rivelazione della dinamicità espressiva della Rivoluzione socialista, di conseguenza la forma stessa della città deve divenire simbolo del livellamento di classe, non esistono più dislivelli architettonici perché la nuova società assume valore paritario. L’architettura nascente deve riferire valori del socialismo. Ma questo punto diverrà anche il limite che soffocherà le avanguardie russe. L’architettura deve comunicare i talenti di una società ugualitaria, in cui non esistono più differenze di classe, ed è per questo che i nuovi progetti “tendono a rispondere a funzioni ideali più che reali.”[1] Inoltre manca una chiara pianificazione urbanistica a causa dell’arretramento economico in cui versa il paese. Il nuovo regime potrà avviare un programma urbanistico solo dopo il 1928, quando gradualmente si passava da un’economia prevalentemente agricola a un’economia industriale, ma era ormai tardi per un’evoluzione delle avanguardie schiacciate dal regime totalitario che soffoca ogni idealità individualista. Il Costruttivismo venne scalzato dal Realismo del Soviet.

 

Tatlin, modello per il Monumento alla Terza Internazionale (1919-1920).

 

Prima della fine, le menti del rinnovamento culturale avevano sognato l’unione tra le arti e il Monumento che Tatlin preparò per la Terza Internazionale riuscì a incarnare tali aspirazioni. Esso coniuga assieme architettura, scultura costruttivista a scala gigante, “funzionalità tecnica,”[2] ed è espressione del nuovo volgersi della storia, movimento progressista in atto, visibile “nell’espressività simbolica del dinamismo ascendente della spirale inclinata”[3] come la Torre Eiffel (1910) di R. Delaunay del Solomon Guggenheim Museum di New York.

 

R. Delaunay, la Torre Eiffel (1910) del Solomon Guggenheim Museum di New York.

 

Promotore di un’architettura, espressione del mondo moderno, che si propone come scienza del moto con soluzioni costruttive e plastiche innovatrici poiché costituite da evidenti corpi strutturali, forti aggetti, costruzioni trasversali e oblique, è El Lissistzky (1890-1941). Egli vuole fare dell’architettura russa, la sola coinvolta in una rivoluzione in atto, la patrocinante di una società che si stava sviluppando. La plasticità del rigore geometrico è nucleo formante di queste soluzioni costruttive. Lissitzky è il filo conduttore tra la Russia e l’Europa occidentale, viaggia moltissimo ed è in continua contatto con Gropius, Mies Van der Rohe, Van Doesburg.

 

El Lissitzky, Wolkenbügel (1924), Mosca.

Nel 1924 si unirà al gruppo anche Malevič e v’introdurrà in modo preponderante temi del Neo-plasticismo olandese.

Melnikov, Progetto per il Padiglione dell’URSS alla Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Parigi (1925).

Il successo dell’architettura russa in Europa si avviò quando il Padiglione sovietico di Melnicov vinse il grande premio. Quando i successivi concorsi in terra sovietica del 1930 per il Teatro statale di Charkow e per il Palazzo dei Soviet a Mosca furono banditi vi parteciparono numerosi architetti europei. Successivamente, l’ignoranza tirannica di individui non istruiti dai valori di un’etica culturale rispettosa delle proprie origini, scardinò ogni legame con la storia passata, non solo livellando il sociale, ma creando il famigerato culto di un comunismo dominatore, dimentico del sacrosanto diritto alla libertà d’espressione, d’opinione, di culto, e del rispetto reciproco di ogni individualità. Per questo il Comunismo non fu dissimile dal Fascismo e dal Nazismo.

 

El Lissitzky, copertina per la rivista Neues Bauen in der Welt (1919).

 

 

[1] Argan, 1989, p. 265.

[2]  Argan, 1989, p. 266.

[3]  Ibidem.

Bibliografia: G. C. Argan, L’Arte Moderna, Sansoni editore, 1989.

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